Mare Nostrum
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Mare Nostrum
Una grande opportunità per il Made in Italy
– di Guerrino Iacopini –
Pubblicato su Profili Italia anno II numero 9, novembre 2009
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Per produrre nuove ricchezze, oltre a riequilibrare le diseguaglianze economiche tra Nord e Sud Italia, c’è chi scommette sul federalismo fiscale, chi punta invece sulle infrastrutture e chi propende verso i nuovi equilibri geoeconomici che vedono la sponda sud del Mare Nostrum, come la “porta dell’Europa” per le merci che dalla Cina, dall’India e dagli altri Paesi orientali, attraverso il Canale di Suez, incrociano l’Italia per poi penetrare in tutti i mercati europei. Se è vero che siamo la porta in entrata dei prodotti orientali, siamo anche la porta in uscita del nostro Made in Italy verso l’Africa e il Medio Oriente. E se, anche solo per un attimo, ci soffermassimo sul fatto che dai porti del Mar Mediterraneo transita un terzo del commercio mondiale e che in questa parte del globo si produce una ricchezza superiore a quella dell’India e pari a quella del Brasile, le nostre aziende devono credere e scommettere su quest’area geoeconomica, perché è qui che s’intravedono le maggiori opportunità per il Made in Italy per gli anni a venire. Le 23 mila imprese italiane già presenti nell’area del Mediterraneo negli ultimi dieci anni hanno visto raddoppiare le loro esportazioni per un volume di scambi pari a 25 miliardi di euro. In questo mercato di 300 milioni di potenziali consumatori le nostre PMI hanno grossi margini di crescita e il fatto che ogni Paese del Mediterraneo meridionale guardi al modello “Impresa Italia” come possibile esempio di sviluppo in quell’area, lascia ben sperare per la realizzazione dei più svariati progetti di natura industriale o commerciale. Le nostre aziende, oltre ad esportare in quell’area macchinari e impianti industriali, ingegneria civile, tessile, meccanica ed elettromeccanica per parecchi miliardi di euro, dovrebbero aumentare la collaborazione con le imprese locali e creare joint venture che producano qualità nella parte sud del Mare Nostrum, allo stesso modo di come la concepiamo nel nostro Made in Italy. Se la qualità è un’occasione per crescere, l’eventuale creazione di un distretto mediterraneo sarebbe un’opportunità di sviluppo condiviso per tutti i Paesi del sud del Mediterraneo, e oltre a rappresentare una grande fonte di reddito, potrebbe essere anche il primo passo verso la conoscenza e il rispetto reciproco di popoli da secoli vicini, ma che non si sono mai sforzati di frequentarsi, di comprendersi e di conoscersi. Che l’area mediterranea sia appetitosa lo lascia presagire anche la crescente presenza degli investimenti di economie emergenti come Cina e India, oltre a quelli recenti di Germania e Francia. Le imprese dell’altra sponda del Mare Nostrum vedono le nostre PMI, sia per la loro dimensione sia per come concepiscono il lavoro, il sistema imprenditoriale più vicino al loro modo di fare impresa. Proprio per questo motivo, non bisogna lasciarsi sfuggire una così grande occasione. Per il Made in Italy il mercato nordafricano è più conveniente di quelli di Cina e India: lo dimostrano le nostre aziende che hanno esportato di più nel Mediterraneo che nei colossali mercati asiatici. Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Israele, Siria e Turchia, il 300% in più di quanto esportato in Cina. Se cominciassimo a vedere il Mare Nostrum non più come possesso e supremazia degli antichi Romani, ma come un mare della condivisione, della cooperazione e dello scambio, avremmo un Mediterraneo di pace, capace di creare tanto nuovo lavoro e tanta nuova ricchezza,. che bloccherebbe anche l’infame esodo di masse di disgraziati in fuga da un triste destino di persecuzione o povertà, sperando in una vita nuova sulla sponda opposta. Sogni e illusioni di un futuro migliore che di solito si dimostrano ingannevoli miraggi, mentre la scommessa Mare Nostrum potrebbe trasformarsi in una magnifica realtà anche per loro.
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